nonviolenza – Cia&Friends http://lilith2.net Aus dem Leben gewaltfreier Stofftiere Tue, 13 Dec 2016 17:08:58 +0000 de-DE hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.5.2 5 coloni hanno aggredito una famiglia palestinese http://lilith2.net/5-coloni-hanno-aggredito-una-famiglia-palestinese/ Sat, 28 Nov 2009 21:44:41 +0000 http://lilith2.net/?p=431 Colline a Sud di Hebron, Martedi 17 novembre, le 11 di mattina di una giornata fredda. La pioggia, come una benedizione, lava le pietre delle colline arse dal sole di una lunga estate mediorientale. Una famiglia cammina verso casa.


Sono Fatima e Nasser, una giovane coppia con tre bambini. Ibrahim, 3 anni trotterella dietro ai genitori : gli altri due, troppo piccoli per camminare, sono portati in braccio da mamma e papá. La coppia si ferma in cima alla salita per prendere fiato e guarda sconsolata verso Havat Ma’on, l’avamposto alla loro sinistra. Da quando i coloni israeliani si sono installati su quella collina, piu’ di dieci anni fa, non possono piu’ usare la strada diretta, quella che in un quarto d‘ora di agevole cammino li avrebbe portati da At Tuwani a Tuba. Ora sono obbligati ad un giro tortuoso su sentieri sassosi per almeno quarantacinque minuti.
Improvvisamente due donne si avvicinano, gesticolando. Sono Sarah
e Laura, due attiviste internazionali. Una parla un po’ di arabo:
“Stamattina abbiamo visto dei coloni nell’area. Non prendete la
strada corta, fate quella lunga”. Fatima sospira. La strada lunga
é molto lunga e non é una strada. La aspettano due ore di cammino,
con un bimbo in braccio, su e giu’ per ripide colline sulle tracce
di greggi e pastori.
Le famiglia riparte, seguita dalle due volontarie, scende fra i
campi in attesa di essere arati e risale sulla collina successiva.
Ibrahim é stanco e si ferma. Nasser approfitta della pausa per
chiedere dove erano esattamente i coloni. Quasi a rispondergli
quattro uomini appaiono fra le rocce, ad una cinquantina di metri.
La famiglia ricomincia a camminare, correre é impossibile. Sarah e
Laura si fermano, iniziano a filmare. I coloni all’inizio esitano,
sono disorientati. Poi iniziano a scendere, corrono verso la
famiglia. Un quinto colono sale dalla valle e raggiunge il gruppo.
I coloni circondano la famiglia e le internazionali, poi spintonano
 Nasser, che ancora stringe suo figlio in braccio. Ibrahim e’
terrorizzato, piange.

Laura e Sarah si mettono in mezzo. I coloni le gettano a terra,
vogliono le telecamere. Piovono colpi, calci e spintoni. La
famiglia, nella confusione riesce ad allontanarsi. I coloni
strappano le telecamere e finalmente se ne vanno,dopo venti minuti
li vediamo entrare nell’avamposto.

Questa e’ la storia di quello che ho visto e vissuto in un giorno
di ordinaria violenza nelle colline a Sud di Hebron.
Ovviamente la storia continua, anche dopo l’attacco. Nasser,
Fatima, Sarah e me abbiamo trascorso interminabili ore alla
stazione di polizia per presentare denuncia ed identificare
nelle foto i nostri aggressori. Finora nessuno e’ stato arrestato.
Nei giorni successivi una giornalista mi ha chiesto se senza la
presenza degli internazionali l’attacco sarebbe stato più brutale.
Io non lo so se senza di noi l’attacco sarebbe stato peggio, meglio
o uguale. Sicuramente i media non ne avrebbero parlato.

Ma il punto non é la presenza degli internazionali, il punto é la
presenza dei coloni.
Se le esercito israeliano avesse eseguito gli ordini di evacuazione
che da anni pendono sull’insediamento illegale di Havat Ma’on,
l’attacco non ci sarebbe stato. Se la polizia avesse seriamente
perseguito i responsabili delle decine di attacchi a Palestinesi
disarmati negli ultimi anni, l’attacco non ci sarebbe stato. E se
l’opinione pubblica internazionale invece di dibattere per quanti
mesi Israele dovrebbe congelare l’espansione delle colonie, si
pronunciasse in modo netto per un ritorno del diritto e della
legalitá nei Territori Palestinesi occupati , non ci sarebbero
outpost illegali ad occupare la strada che in quindici minuti da
At Tuwani porta a Tuba.

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Background
Per anni, gli abitanti del villaggio di Tuba hanno utilizzato la
strada diretta per raggiungere il villaggio di At-Tuwani e da lì la
vicina città di Yatta, centro sociale ed economico di tutta l’area.
 La costruzione lungo tale strada dell’insediamento israeliano di
Ma’on negli anni ’80 e del vicino avamposto illegale di Havat
Ma’on nel 2001, ha di fatto bloccato il movimento dei palestinesi,
costringendoli a percorrere sentieri più lunghi che richiedono fino
 a due ore di cammino.

Volontarie e volontari dei Christian Peacemaker Teams e di
Operazione Colomba sono presenti nel villaggio di At-Tuwani dal
2004, con azioni di sostegno alla libertà di movimento dei
palestinesi minacciati dalla violenza dei coloni israeliani che
occupano illegalmente i territori palestinesi. La libertà di
movimento è un diritto sancito dall’articolo 12 della Convenzione
Internazionale sui Diritti Civili e Politici della Nazioni Unite,
ratificata da Israele nel 1991.

Secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, la Corte Internazionale
di Giustizia e numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, tutti gli
insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono
illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la
stessa legge israeliana.

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Obama e Palestina http://lilith2.net/obama-e-palestina/ Thu, 11 Jun 2009 20:53:56 +0000 http://lilith2.net/?p=366 Donkey killed by Isreali settlers

Donkey killed by Isreali settlers

Sono stata in Palestina, sempre nelle colline a Sud di Hebron, per un paio di mesi questa primavera, ed è stato davvero tosto.
La primavera porta sempre un aumento della tensione soprattutto legata alla lotta per la terra.

I pastori approfittano delle giornate tiepide e dell’erba nuova per provare a riprendersi della siccità sempre incombente. Anche quest’anno è iniziato a piovere con un mese di ritardo con grande preoccupazione per i raccolti, che potrebbero non arrivare a maturare prima della grande secca estiva.
E così anche quest’anno, ad una maggior attività dei palestinesi sulle proprie terre è seguita una maggior attività da parte dei coloni con minacce, attacchi e veri e propri raid punitivi.
Le elezioni di questa primavera, che hanno portato alla formazione di un governo fortemente spostato verso l’estrema destra e verso il movimento dei coloni più estremisti,ha sicuramente rafforzato il clima di collusione e di omertà fra coloni estremisti e organi dello stato.
Un esempio significativo di questo è quello che è accaduto lo scorso 5 aprile quando un gruppo di soldati assieme al coordinatore per la sicurezza della colonia di Ma’on hanno prelevato 3 ragazzini che stavano accompagnando le pecore al pascolo (età dai 10 ai 14 anni). I soldati hanno portato i bambini dentro la colonia dove sono stati presi in consegna da 6 coloni mascherati che li hanno picchiati e poi lasciati andare.
Anche le espansioni degli insediamenti continuano, con la costruzione di nuove strade, case, infrastrutture, a danno di campi e case delle comunità palestinesi.

Intanto il signor Tony Blair, rappresentante del Quartetto per il Medio Oriente, è venuto fino a Tuwani per una mezzoretta (portato dall’ufficio locale delle PNU, ma non ci abbiamo creduto fino a che non l’abbiamo visto..) ed è riuscito nell’incredibile compito di dire che la vita dei Palestinesi deve migliorare sostanzialmente, soprattutto nella possibilità di costruire infrastrutture senza mai nominare l‘ Occupazione, o ipotizzare il ritiro dei coloni… però il fatto che sia arrivato fino a Tuwani è sicuramente un grosso aiuto a livello di advocacy e lo è stato in parte anche come visibilità per quest’area.

Questo per me è stato il primo indicatore di una posizione diversa della comunità internazionale nei confronti del conflitto in Palestina/israele. in particolare mi sembra che il cambio dell’amministrazione statunitense abbia portato ad un orientamento diverso anche nelle politiche americane verso il Medio Oriente.
Hillary Clinton e poi Obama si sono espressi ripetutamente contro l’espansione delle colonie israeliane nei Territori Occupati, escludendo esplicitamente anche le formule ambigue usate dalle precedenti amministrazioni che chiedevano lo stop delle colonie ma ammettendo la costruzione in terreni già destinati a ad area residenziale (la pianificazione territoriale uno degli strumenti utilizzati dal governo israeliano per espandere gli insediamenti ), l’espansione legata alla crescita naturale (chè è una cosa non concessa ai palestinesi nei loro aree abitative, per esempio etc…).

Qui sotto riporto il discorso di Obama al Cairo (nella traduzione pubblicata da Repubblica) nella parte riferita al conlitto israeliano-pakestinese. Credo sia interessante da leggere proprio perché rappresenta un netto ed esplicito cambiamento rispetto alle politiche precedenti. Poi, se sono rose fioriranno. Per me resta comunque imprescindibile un impegno a fianco di chi resiste alla violenza e all’occupazione e costruisce giustizia e pace, in Palestina, Israele e ovunque…. resto convinta che diritti umani, pace, giustizia debbano essere costrutiti dal basso con un impegno e un cambiamento popolare e nonviolento…. poi ben vengano i contributi costruttivi dall’alto.

infine se volete vedere qualche foto di Tuwani, potete visitare la fotogallery.

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La madre della bonta‘ http://lilith2.net/la-madre-della-bonta/ Thu, 30 Oct 2008 11:15:00 +0000 http://lilith2.net/?p=123 childrens home demolished

30.10.08: Stamattina alle nove i bulldozer dell’esercito israeliano sono arrivati a Umm Al Kher e hanno demolito 10 abitazioni lasciando circa 60 persone senza casa. 

Umm Al Kher, – la madre della bonta‘ in arabo – e’un villaggio di beduini poco distante da At Tuwani. A Nord le terre rosse cosparse di oliveti del distretto di Hebron, ad Est l’aspro paesaggio del deserto di Giuda. A Sud la steppa di Massafer Yatta, ripide colline punteggiate di pecore. I beduini sono arrivati qui dal deserto del Negev, profughi della guerra del 1948, hanno comperato un po‘ di terra dai contadini di Yatta, hanno installato le loro tende, adornate dei tessuti tradizionali e con il tempo hanno costruito qualche casa in pietra.

All’inizio degli anni 80 sono arrivati nella zona i primi coloni israeliani e hanno iniziato ad edificare vicino al villaggio. La costruzione dell’insediamento e‘ proseguita negli anni confiscando circa 6 ettari di terra. Adesso il recinto che circonda l’insediamento di Karmel arriva a ridosso delle tende e delle case del villaggio e cosi’la vista ad Ovest e‘ sugli eucalipti dei giardini dei coloni e sulle finestre del soggiorno delle case piu‘ vicine.
Due anni fa l’insediamento, illegale secondo il diritto internazionale, si e‘ ulteriormente espanso sulla terra di Umm Al Kher, confiscando altro terreno. A volte, soprattutto di sabato, coloni di Karmel attaccano i pastori quando portano le pecore a pascolare troppo vicino al nuovo insediamento o al pozzo, che si trova proprio sotto la fila delle ultime case costruite dalla colonia qualche anno fa.

Stamattina alle nove i bulldozer dell’esercito israeliano sono arrivati a Umm Al Kher e hanno demolito le 10 abitazioni piu‘ vicine all’insediamento israeliano lasciando circa 60 persone senza casa.

Alle undici tutto cio’che rimaneva a queste famiglie erano la mobilia, i vestiti tirati fuori all’ultimo momento e le macerie delle case.

Verso mezzogiorno e‘ iniziato a piovere – l’inverno e‘ arrivato anche qui, portando finalmente un po‘ di acqua dopo la lunga siccita‘ estiva – e la gente si e‘ affrettata a portare le proprie cose nelleabitazioni dei vicini.Palestinesi e internazionali di At Tuwani hanno cercato di raggiungere Umm Al Kher per cercare di impedire o almeno essere presenti alle demolizioni ma sono stati trattenuti dai soldati israeliani poiche‘ la zona e‘ stata dichiarata „zona militare chiusa“ per alcune ore.

Uno degli abitanti di Umm Al Kher, un’assistente sociale di 21 anni, ci ha detto: „Sono sollevata che mia madre era fuori con le capre quando i soldati le hanno demolito la casa. Un’altra giovane donna che cullava il suo bambino, seduta sulla soglia della tenda dei vicini, ci ha detto: „Il mio bambino e‘ sotto la pioggia. Dove dormira‘ stanotte?

organizzazioni internazionali (CARE, la Croce Rossa Internazionale e UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei profughi alestinesi del 1948) portando coperte e stoviglie. Al momento gli abitanti di Umm Al Kher non sanno se qualche organizzazione sara‘ in grado di aiutarli a ricostruire le case.Un’ora dopo la partenza dell’esercito sono arrivate alcune

Queste case sono state demolite in violazione dell’articolo 53 della Quarta Convenzione di Ginevra di cui Israele e‘ firmatario.

Ti invito a scrivere all’ambasciata Israeliana in Italia e porre tre semplici domande:- Perche‘ queste case sono state demolite?

– Perche’l’esercito ha scelto di demolirle all’inizio della stagione invernale?

– Dove dormiranno il bimbo, la giovane donna e gli altri abitanti di Umm Al Kher?Gli indirizzi a cui rivolgere le mail sono i seguenti:

Ufficio Stampa – Portavoce: press-coor@roma.mfa.gov.il
Ufficio Affari Politici e Relazioni Esterne: info-coor@roma.mfa.gov.il

Segreteria dell’Ambasciatore: amb-sec@roma.mfa.gov.il

Foto delle abitazioni demolite si trovano a http://cpt.org/gallery/Israeli-military-demolish-Um-al-Kher-homes

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notizie dai Territori # 4 – Mohammed ed altri profeti http://lilith2.net/notizie-dai-territori-4-mohammed-ed-altri-profeti/ Tue, 10 Jun 2008 07:12:02 +0000 http://lilith2.net/?p=99 Pace

L’altro giorno a Betlemme ho incontrato un profeta. Non aveva la barba. Anzi, era rasato accuratamente e sedeva dietro la scrivania nel suo ufficio. Parlava di profughi, di diritti negati, di campi e di case rubati. Parlava di risoluzioni internazionali rimaste inapplicate per decenni, di vite distrutte, di terre violentate. Mohammed conosce bene la storia del suo paese e del suo popolo la tragedia iniziata 60 anni fa e non ancora finita tragedia per l‘ intero popolo palestinese ma anche tragedia personale per ciascun anziano separato dal suo vlilaggio, per ciascun bimbo cresciuto in un campo profughi per ciascun giovane senza un futuro decente davanti.

eppure Mohammed parla con voce pacata e come ogni buon profeta non si limita a denunciare l’ingiustizia e le future prevedibili tragedie che questa ancora portera‘. Mohammed traccia davanti ai nostri occhi attoniti alle nostre orecchie stanche di udire tante storie di violenza e soprusi un mondo nuovo un paese finalmente crocevia e incontro di culture e di religioni un paese fondato sul rispetto del diritto internazionale e della persona umana un paese dove tutti possono scegliere dove abitare e dove pregare dove passare le vacanze e dove lavorare. Un paese che diventa un giardino .

Mohammed il palestinese, Mohammed che si professa ateo Mohammed che vorrebbe passare i weekend al mare ma anche che desidera sinceramente che tutti coloro che vogliono pregare dio nel santuario di Abramo e Sara a Hebron, possano farlo in pace e armonia. Mohammed non e‘ da solo. Atri profeti percorrono questa terra.

Shireen abita alla periferia di Gerusalemme Est, ha circa trent’anni e fa l’avvocato. Dieci anni fa suo fratello quattordicenne e‘ morto, ucciso durante un raid dell’esercito israeliano in paese. Tal abita a Gerusalemme Ovest, circa trent’anni e adesso fa la mamma. CInque anni fa sua sorella e‘ morta, durante il servizio militare, in un attacco suicida palestinese, mentre aspettava l’autobus. Sono venute assieme a raccontarci la loro storia. A dirci che il dolore ha unito le loro storie e le loro vite invece di dividerle. A raccontarci di una rete di 500 famiglie, un circolo molto esclusivo il cui biglietto di entrata e‘ l’aver perso un famigliare nel conflitto e tuttavia proprio per questo cercare la pace con piu‘ intensita‘.
Sono loro a dirci che una pace e‘ ancora possibile, a dispetto delle violenze, delle tragedie. A patto di ascoltare e di riconoscere la verita‘ e il dolore dell’altro.

Grazie Dio per mandare ancora profeti su questa terra. Dacci anche la grazia di saperli ascoltare.

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due righe di aggiornamento…

maggio e‘ stato un periodo davvero intenso a Twani con ripetute invasioni di coloni praticamente in ogni weekend, anche se fortunatamente meno violente di quella del due maggio.

I soldati hanno bloccato la strada fra Twani e Yatta una prima volta a fine maggio. Il blocco e‘ stato rimosso e l’esercito ha messo un secondo blocco molto piu‘ imponente. Il blocco in questo momento taglia i collegamenti fra l’area di twani e yatta che vuol dire ospedale, scuole, mercati, uffici. E soprattutto l’accesso all’acqua che con l’arrivo dell’estate si fa piu‘ scarsa e bisogna comperarla e trasportarla da fuori. Probabilmente con questo blocco il costo del trasporto si raddoppiera‘.

Bildquelle: Wikipedia (abgerufen 10.6.08)

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notizie dai Territori #3 attacchi e sostegni http://lilith2.net/notizie-dai-territori-3-attacchi-e-sostegni/ Sat, 10 May 2008 21:07:10 +0000 http://lilith2.net/?p=98 logo-cpt.png

car* tutt*

per chi non fosse stato aggiornato, venerdi‘ scorso c’e‘ stata un’invasione di venticinque coloni, quasi tutti armati con fucili automatici o pistole, nel villaggio di Tuwani, pare in seguito al furto di un paio di chil di ciliegie dal frutteto della colonia. I coloni sono stati molto aggressivi sia verso di noi che verso i palestinesi con spinte, insulti, pugni e colpi. I soldati e la polizia intervenuti in seguito in modo massiccio, si sono limitati a impedire ai coloni di usare una violenza eccessiva. Su segnalazione dei coloni, sei palestinesi, molti dei quali accorsi solo in un secondo momento, sono stati fermati, portati alla stazione di polizia di Kiryat Arba e rilasciati in serata. Cinque persone, tre palestinesi e due internazionali sono rimaste leggermente ferite, una nostra telecamera e‘ stata rotta. Nessun colono, neppure quelli che noi abbiamo esplicitamente additato come responsabili delle aggressioni fisiche e‘ stato fermato e neppure interrogato sul posto. La polizia si e‘ rifiutata di ricevere le nostre denunce (che comunque abbiamo sporto in seguito lungo la settimana). I coloni se ne sono andati solo dopo due ore di permanenza a pochi metri dalle case dal villaggio.

grazie di cuore per tutte le mail e le telefonate di sostegno che mi sono arrivate in questi giorni. Mi spiace non poter rispondere personalmente… sicuramente l’affetto e il sostegno che ci sono arrivati ci hanno aiutato moltissimo, a noi e al villaggio, a superare questomomento difficile e faticoso. io sto bene e anche i miei compagni di team e le persone di Twani che sono state colpite dai coloni o dai soldati stanno bene, anche se ognuno di noi sta ancora rielaborando questa esperienza, ciascuno a suo modo.

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Notizie dai Territori #1: heroes from the hills http://lilith2.net/notizie-dai-territori-1-heroes-from-the-hills/ Sat, 12 Apr 2008 22:12:40 +0000 http://lilith2.net/?p=70 13.4.2008

Adesso sono ad Hebron che mi riposo dalla notte in bianco e domani riparto per twani. I miei colleghi mi hanno raccontato degli ultimi avvenimenti nelle colline
e io vi passo il racconto, cosi‘ siete aggiornati anche voi.

Mercoledì scorso Shadi ha portato le sue pecore a pascolare nella valle di Mashaha, sotto l’oupost illegale di Havat Ma’on, una zona dove spesso i coloni aggrediscono i pastori. Mentre pascolava il suo gregge, alcuni coloni israeliani hanno sparato verso il gregge colpendo due pecore e il montone.
Per oltre sei ore Shadi ha raccontato la sua storia: alla polizia israeliana, poi ai militari israeliani intervenuti, poi di nuovo alla polizia; poi agli agenti della sicurezza della colonia, anche loro armati. Ha poi ripetuto il racconto diverse volte ad inconsapevoli soldati israeliani: mentre Shadi raccontava la violenza fatta al suo gregge, i soldati diventavano improvvisamente molto interessati alle rocce e al terreno li‘ intorno o si muovevano a disagio da un piede all’altro. Il racconto di Shadi rendeva i soldati indifesi: tutte le loro armi e l’equipaggiamento militare non li proteggevano dalla verita‘ del racconto di un’ingiustizia subita.
Il giorno dopo, in risposta alla sparatoria, molti pastori palestinesi da tutte le colline a Sud di Hebron si sono riuniti per pascolare assieme: pastori, pecore e capre punteggiavano la valle di Mashaha e le colline attorno. Shadi era il pastore piu‘ vicino all’avamposto, quello piu‘ a rischio in caso di attacco.

Non troverete Shadi e i pastori delle colline a Sud di Hebron sui giornali, il loro coraggio e la loro fiera determinazione non saranno raccontato dai telegiornali, ma sono loro i protagonisti della resistenza nonviolenta e i nostri maestri per impare a resistere con dolcezza e fermezza alle strutture e alle situazioni di oppressione, qui in Palestina e a casa nostra.

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